RIFLESSIONI (n°10) FOLLIA

Gli ultimi accadimenti mi hanno spinto a considerare
l'importanza della "follia" come principale causa che ne è alla base. Franco
Basaglia, il
noto psichiatrache si adoperò per la chiusura dei manicomi negli anni '70,
nelle sue "Conferenze brasiliane"
affermava "La follia è una condizione
umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema
è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto
la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, per tradurre la follia
in "malattia" allo scopo di eliminarla. Il manicomio ha qui la sua ragion
d'essere che è poi quella di far diventare razionale l'irrazionale. Quando
qualcuno è folle ed entra in manicomio, smette di essere folle per trasformarsi
in malato: diventa razionale in quanto malato!". A ragion veduta mi sembra che il nostro modo di vivere oggi sia pervaso
in gran copia da comportamenti che solo qualche decennio fa consideravamo
"folli", molto incentrati sul presente, sul cogliere l'attimo, privi di
riferimenti al passato e privi di un progetto futuro. Si rimarcava la
differenza fra il "politico" che
mirava alle future elezioni, dallo "statista"
che mirava alle future generazioni. Differenza scomparsa per il declino del
significato del termine "politica"
quale arte di amministrazione del bene pubblico, sostituito, non semplicemente
trasformato, dall'amministrazione del bene solo di se stesso. Ne è prova, e non
da oggi, quanto i nostri rappresentanti "delegati"
sono alla ricerca spasmodica di mantenere il seggio conquistato, soprattutto
per il lauto compenso economico che ne deriva non per presa responsabilità di
progetto: "politica" come "mestiere", non "professione" che sottende qualche ideale più nobile, e nemmeno come
onorevole prestazione, gratuita, alla "causa comune" delle proprie competenze,
come ai primordi della democrazia.E nel
tempo questa anomalia che ai tempi di Costantino Mortati o di Piero
Calamandrei, padri della nostra Costituzione repubblicana, considerata "folle", è diventata normalità.
Alcuni semplici esempi. Un presidente
del Consiglio, sempre lo stesso, che guida maggioranze diverse a "geometria variabile" come in
termodinamica, che condivide decisioni dei suoi ministri ma non le colpe, come
nel processo sui migranti rivelatosi una farsa indescrivibile se pensiamo a
quanto espresso 3 giorni fa dal Gup di Catania Nunzio Sarpietro dopo la testimonianza di Conte sul controverso
caso della nave Gregoretti "Ha fatto
un'ottima testimonianza che mi ha chiarito tantissimi elementi...Conte era molto
tranquillo, mi ha fatto un'ottima impressione. Credo che rappresenti molto bene
il Paese". Ditemi se un Gup non debba avere la riservatezza di verificare
le prove indiziarie e non prodursi in endorsement governativi. Stesso livello
di Luigi Di Maio e del suo giudizio
a proposito di Mario Draghi "Mi fa fatto
una buona impressione". Che decadenza! Matteo
Renzi, senatore semplice di Scandicci, meglio definito come "Il bullo" in
politichese. Dopo aver aperto una crisi di un governo costituzionalmente
possibile, dato le raccogliticce minoranze (la sua ben che va è al 3%) ma
eticamente impensabile, si avventa in folli peripezie acrobatiche evidenziando
l'assenza completa di quella minima dignità che dovrebbe attenere ad un
esponente parlamentare. Come suo solito,
facendo quel che vuole, in piena crisi vola a Riad (a spese degli scicchi
con volo privato) ove si produce in un intervento che ha coperto di elogi l'autocrate Bin Salman "Da qui può partire un nuovo Rinascimento":
il suo! A parte che non ha rispettato la "quarantena"
imposta da chi ritorna da quei Paesi (i dpcm valgono solo per i sudditi non per
gli eletti) ma esprimersi in maniera propositiva verso lo sceicco e l'Arabia
Saudita è veramente troppo. Perché Riad
è un "sorvegliato speciale" in quanto a diritti umani, da parte degli
organismi internazionali: utilizza sistematicamente il pretesto
dell'antiterrorismo per togliere di mezzo i nemici della corona (delitto del
giornalista Khashoggi), le donne
sono fuori da ogni processo decisionale, e decine di migliaia di lavoratori
stranieri vengono sfruttati: che terra meravigliosa per il neo-Machiavelli! Ma
che vuoi lui si indigna a richiesta: sui presunti finanziamenti russi alla Lega,
ma non sull'assegno di 3,5 milioni di euro che Hugo Chavez avrebbe staccato per finanziare il nascente Movimento
5stelle, condannando successivamente Chavez e Maduro per aver attuato una feroce dittatura che ha devastato il
Venezuela e la condotta del neopresidente brasiliano Bolsonaro, non certo quella di Riad, qui c'è "pecunia" che per lui
"non olet". Ma come nel 2018 il suo fedele Luca Lotti protestò contro la
decisione della Lega Calcio di giocare la Supercoppa italiana proprio in Arabia
Saudita, causa la morte orrenda di Khashoggi ed ora ne vuole fare una terra
rinascimentale? Ed attualmente anche il suo governo ha deciso di non fornire
quel paese di presidi militari delle nostre aziende altrimenti il rinascimento
poteva contare qualche vittima in più. Si sa come svaniscono i suoi ricordi,
anche perché l'eloquio spedito, un suo skill, sottende non ideachiara ma scarsa
riflessione e collegamenti col passatoe lui ne è prova vivente "se perdo il referendum non faccio più
politica" come un qualsiasi venditore di pentole senza purtroppo i coperchi.Sticazzi!Siamo spettatori sorpresi ed increduli di
una disputa molto poco sportiva sul ring fra questi due titani il cui
successo di entrambi si è costruito in palestra più con ormoni dopanti che con
i propri pregi fisici: Matteo Renzi contro Giuseppe Conte, l'uno a capo di una
sparuta minoranza di governo, l'altro uscito da un ignoto cilindro senza
verifica popolare. E non ci vuole molto per comprendere l'ossimoro di una
democrazia non democratica. Staremo a vedere chi vincerà se la mafia di San
Gallo del mentore contiano, il fu cardinale Silvestrini con CEI e Vaticano al
seguito, o il senatore semplice di Scandicci che ha alle spalle Gruppo
Bilderberg e affini e che va conferenziando ben pagato anche nei Paesi Arabi
oltre che negli asset economici mondiali. Alla fine della fiera arriva il
popolo bue che deve accontentarsi del mercato delle vacche!Facciamo parte di una "Unione Europea" fondata, per accentuare disuguaglianze,
solo sul piano economico con la moneta unica con Stati di serie A e quelli di
serie B. Ma la Ue non è uno Stato e non è una Confederazione è solo un ibrido
che ha privato di sovranità le singole nazioni senza acquisirne una sua con una
sovranità debole che in virtù della sua struttura tecno-burocratica non fa
che diluire le decisioni rallentandole,
come accaduto in questi giorni per l'approvvigionamento dei vaccini. Per tutto
il resto: assente! Dalla politica estera, alla difesa, alla sicurezza. Meglio
sarebbe stato consentire ai singoli Stati di provvedere da sè.Un Leviatano che
non ha altro scopo che quello di creare sudditanza e non solidarietà. Pura
follia! Svanito anche come un ologramma
il senso del "sacro", noioso ed obsoleto, con la riscrittura di un nuovo "Catechismo" che mina a distruggere le
fondamenta dei "valori non negoziabili"
in nome del "Chi sono io per giudicare"
espresso dal più alto esponente in carica che non ama definirsi "Vicario di Cristo". Basta vedere il suo
endorsement all'attuale presidente degli USA, cattolico come lui, cui non
dispiace l'aborto, l'eutanasia, la famiglia allargata, la gestazione per altri,
la trasformazione in genitore 1 e genitore 2 al posto di madre e padre, il
sincretismo religioso verso un relativismo globalizzante e senza storia, misto
ad un paganesimo travolgente come l'adorazione dei Pachamama o della dea Natura
nei sacri spazi delle nostre chiese. Forse è rimasto in questo Papa qualche
refolo di cristianità "pura" quando
si rivolge con una telefonata, al suo cardinale Bassetti reduce dall'infezione
da Covid dicendo "Tu lo sai perché sei
ancora in vita? Perché per te non c'era posto all'inferno". Pura follia
trasformata oggi in normalità. Chi poteva immaginare che il tempo dei Don
Camillo e Peppone sparisse così in fretta e che il diavolo potesse farsi una
doccia calda con l'acqua santa?Parlando
della libertà ottenuta da una giustizi giusta Calamandrei amava dire che "è come l'aria, ti accorgi di quanto vale
quando ti viene a mancare" e forse a questo si riferiva il Primo Presidente della Cassazione Pietro
Curzio quando, nella sua relazione all'apertura dell'anno giudiziario 2021,
ha lanciato l'allarme sullo stato asfittico, se non folle, della "giustizia italiana". "La pandemia ha ulteriormente dimostrato
l'inadeguatezza del sistema, la gracilità e la vetustà di molti suoi gangli e
pone in modo deciso la necessità di un cambiamento profondo e incisivo prima di
tutto culturale" ed avverte la politica che uno dei settori essenziali del
tessuto sociale è allo stremo come rivelato dalle confessioni dell'ex
presidente dell'ANM e membro del CSM Luca Palamara e dal recente "Rapporto sull'efficienza e qualità della
giustizia in UE" del Consiglio d'Europa. Laddove in un sistema giudiziario,
che se funzionasse davvero recupererebbe 30/40 miliardi di Pil e attirerebbe
170 miliardi i investimenti esteri (che si guadano bene dall'avvicinarsi, per
il terrore di incappare nei nostri processi eterni, se non folli e bizzarri),
emerge di conseguenza chiarissima la percezione dello scarso grado di
indipendenza della magistratura con "stampa",
"televisione" e "politica" al seguito con i giornaloni e i giornalini, tipo "Il Fatto Quotidiano" di Travaglio che
dettano oramai l'agenda politica al Paese. Il Rapporto suddetto fotografa che
nel 2020 in Italia solo 3 cittadini su 10 e 4 imprese su 10 hanno fiducia
nell'indipendenza dei magistrati. Il "terzo
potere" privo di credibilità con "una
giustizia che si applica ai nemici e si interpreta per gli amici"! Pura
follia. E chi poteva immaginare che oggi
nella scuola i discenti avessero più autorità dei docenti? Con tutti i loro
diritti acquisiti insieme alle famiglie nel discutere i giudizi dei professori,
pena dispute legali, o lo stabilire se okkupare o meno le aule, proclamando
scioperi, evitare le lezioni, con l'accondiscendenza di una magistratura che li
protegge nei loro atti vandalici. "Scuola,
maestra di vita" alla base di una società buona e giusta e del buon vivere
(Socrate, Aristotele, Platone), umiliata, sconsacrata, vilipesa, ridotta ad
inutile orpello che prima o poi scomparirà anche dai dettami costituzionali
sostituita da una cultura libera e "fai
da te". Se non è follia questa ditemi cos'altro è. E dobbiamo accettare anche questa trasformazione altrimenti non
potremo più interloquire con i nostri illuminati governanti che fanno strage di
congiuntivi, confessarci con sacerdoti che non ricordano benei nostri 10
Comandamenti, utilizzare un linguaggio che non sia il "politicamente corretto", parlare con i nostri figli che sanno solo
una neo-lingua fatta di emoticon e parole incomprensibili ridotte a sigle. Nel nome di un progresso tecnologico, che
cammina a prescindere, la digitalizzazione ha reso finalmente tutti fruibili ed
eguali, come dice Fusaro "glebalizzati", schiavi di un potereche
nell'infanzia assume connotati da "ipnosi".
Dietro ogni giovane che si gioca la vita per una "sfida" social, da Blue Whale a Tik Tok, c'è un'emergenza
esistenziale che non si può scaricare su un app né tanto meno delegare agli
psichiatri o allo Stato che tuttavia non è stato in grado di educare i genitori
ad aiutare i figli a separare il "reale"
dal "virtuale". Follia pura,
amplificata e sclerotizzata da un "addiction", aggravata dall'isolamento
pandemico, che da tempo scorre fra i più giovani, già virale a configurare oggi
una "emergenza psicologica". Da 2010
il numero degli adolescenti che si sono tolti la vita in Inghilterra e Galles è
aumentato del 67%, nel 2018 ci sono stati 187 suicidi di ragazzini sotto i 19
anni e a Londra il tasso dei suicidi adolescenziali è aumentato in tre anni del
107% diventando la prima causa di morte per quella fascia di età.Luca Luigi Ceriani, psicologo e
psicoterapeuta, parla di un disagio psicologico che si nasconde nelle
pieghe della "normalità" e sfugge
come "un camaleonte in un mare di
coriandoli" e non può essere gestito semplicemente stigmatizzandolo né
tantomeno monitorandolo con algoritmi algebrici. Eugenio Borgna, maestro straordinario di una psichiatria umana, opera
dei distinguo "La malinconia è una
condizione emozionale che non ha nulla di patologico e anzi è fonte di
conoscenza di sé e di riflessione, ma fa star male e può avere bisogno di cure,
soprattutto di ascolto e può sconfinare in esperienze emozionali che le sono
vicine, come la tristezza e il male di vivere e in esperienze che le sono
lontane come la depressione...delle emozioni non si può fare a meno nella
conoscenza della nostra interiorità, delle "emozioni normali" che sono l'ansia,
la malinconia la tristezza e delle
"emozioni malate" come sono l'angoscia e la depressione". La questione non
è da discutere nello stretto ambito della psicopatologia, ma trascende e
diventa una sindrome culturale e morale perché riguarda il modo in cui stiamo
interpretando la vita e la nostra incertezza nel riuscire a conferirle un
senso. Parafrasando Faber che "dietro
ogni scemo c'è un villaggio", dietro ogni dramma c'èuna società che si è
girata da un'altra parte e omertosamente non ha detto, non ha visto, non ha
sentito.E Ceriani continua sull'importanza di imporre con prepotenza nelle
nostre relazioni educative il tema della "libertà"
che si coniuga sempre con quello della "responsabilità".
Nel delirio della rivendicazione del "diritto
indiscriminato", si dimentica troppo spesso che la libertà non è
espressione dell'istintualità amplificata dalla inevitabile deriva narcisistica
dei social. La libertà non è libertà "da"
ma è libertà "di" e che un giovane
ne abbia coscienza dipende dagli adulti che sappiano incarnare, testimoniare e
mostrare come questo si declina. Giovanni
Paolo II è spesso intervenuto in merito a questa diade dal sapore antico
"libertà e responsabilità": la libertà
non coincide con istintività, spontaneità, reattività; libertà è responsabilità,
affermazione, impegno con la vita e per la vita!L'adolescenza finisce quando un ragazzo incomincia a capire, non senza
dolore, che la vita è sua e che in qualche modo può gestirne le sorti. Ma
quale consapevolezza cresce e si respira nel conturbante ed inafferrabile mondo
digitale? Strumenti tecnologici sempre
più sofisticati potranno "leggere" il nostro cervello e cambiare quello che
siamo. Il Garante, Pasquale Stanzione, ha indetto un Convegno "Privacy e neurodiritti: la persona al tempo delle
neuroscienze" per lanciare l'allarme perché se "oggi strumenti diagnostici avanzati quali la Risonanza Magnetica
Funzionale possono decodificare diversi tipi di segnali cerebrali in un domani
non lontano potranno accedere ai contenuti leggendo i pensieri ed influenzare
così gli stati mentali e il comportamento". E' pura follia perché siamo
arrivati al punto della necessità di uno "Statuto
etico" per tutelare i "neurodiritti"
perché dopo l' "l'habeas corpus" e l'
"habeas data" ora c'è l' "habeas mentem". E magari ci fosse una
"mente" da difendere! A volte è già sparita ancora prima di essere attraversata
dalla RM se pensiamo a quanto succede nei social ove gli stati mentali e i
comportamenti vengono influenzati da un semplice "rigurgito di tastiera". Mi
spiace ma sembra essere troppo tardiper fermare questa folle avanzata
transumana: nel nostro cervello si possono impiantare qualche chip che
permetteranno di salvare i ricordi o scaricarli su un altro corpo o un robot
amplificandoli o cancellandoli selettivamente. Sono decenni che ci si sta
provando a ben ricordare Orwell più
di 70 anni fa. La tecnologia per
definizione è inarrestabile ma il vero problema per evitare la follia
dell'umanità è rivedere le convinzioni che abbiamo su di esse: il nemico si
combatte vedendolo e non subendolo! Jaron
Lanier, genio della Silicon Valley, spiega benissimo come gli strumenti con
cui abbiamo continuamente a che fare, dal computer allo smartphone, siano
costruiti apposta per "insegnarti che sei
uguale alla macchina...c'è questo algoritmo che ti suggerisce di fare qualcosa e
tu la fai, come l'assistente vocale Alexa, e siccome è progettato affinché poi
le cose sembrano andare meglio, tu pensi che l'algoritmo avesse proprio ragione
col risultato che rinunci tu stesso al controllo". Che poi come dice il Garante il cervello sia il "limite invalicabile persino per il più coercitivo e totalitario dei
poteri" è molto discutibile: i poteri in generale e quelli totalitari
in particolare mirano da sempre al nostro cervello e meno ce n'è meglio per
loro, più è vuoto e meno c'è da intervenire. Perché allora non ci rendiamo
conto di questa semplice considerazione e continuiamo a perderci nel fluido di
uno schermo dello smartphone o di un tablet? Perché nessuno si espone alla denuncia di questa pericolosa evenienza che
sembra ineluttabile e figlia di una religione universale che mira
all'annientamento della volontà dei singolo? Mostruosa scomparsa delle Nazioni,
della storia, delle religioni dei leader carismatici sostituti da autentici giullari
alla corte dell' "Impero unico mondiale".
Una folle "utopia" (meglio il termine
distopia) che si sta avverando ma com'era diversa quella dell'isola Abraxa di
Tommaso Moro!In Occidente l'anima sta
male, osserva Galimberti, se è vero come ci riferisce l'OMS, che del
miliardo di sofferenti psichici(un sesto dell'umanità), ben 600 milioni abitano
i Paesi industrialmente e tecnicamente avanzati, dove gli uomini sono sempre
meno "soggetti" della loro vita e
sempre più "funzionari" degli
apparati che li impiegano concedendo loro le condizioni per vivere. Alla base
quel deserto affettivo che è diventato il paesaggio abituale dell'uomo
occidentale e che la psichiatria rubrica sotto il nome di "depressione" divenuta forma per eccellenza della sofferenza psichica,
liquidando, d'emblèe la "nevrosi".
La nevrosi, forse da rimpiangere, è un conflitto fra il desiderio che vuole
infrangere la norma e la norma che tende ad inibire il desiderio e trova il suo
spazio nella "società della disciplina"
alimentata dalla contrapposizione
"Permesso/Proibito". A partire dal '68 e via via nel corso degli anni
successivi, la contrapposizione permesso/proibito tramonta, per fare spazio ad
una contrapposizione ben più pericolosa e lacerante che è quella fra il "Possibile" e l' "Impossibile". Non più il conflitto
fra "norma" e "trasgressione" con conseguente senso di colpa, ma in uno scenario
sociale dove non c'è più la norma perché tutto è possibile il "nucleo depressivo" origina da un senso
di "insufficienza" e "inadeguatezza" per ciò che si potrebbe
fare ma non si è in grado di fare o non si riesce a fare secondo le aspettative
altrui, a partire dalle quali ciascuno misura il valore di se stesso: ciò che è
permesso inquadrato ad un riferimento a ciò che è possibile! Non credo che andremo
per le lunghe è la mia triste conclusione!