RIFLESSIONI (n°33) CLASSI DIRIGENTI (1°)

Nella settimana bianca il Parlamento ha fatto il giro del Colle ed è tornato al punto di partenza incapace di fare un passo oltre l'assetto vigente: il remake di Mattarella è una sconfitta per l'Italia, il futuro e la libertà, osserva Veneziani. Ma non si può esserne stupiti perché oramai la rabbia, il rancore verso il potere non basta a fondare una linea politica alternativa e rigorosa, dimostra solo l'acredine di chi il potere non ce l'ha. Poi una volta entrati nelle stanze dei bottoni, non si entra nella "dimensione della morale superiore", bensì in quella del solo "malaffare" parafrasando un titolo di Tinto Brass "Così fan tutte". Perché manca la "Motivazione"! Gli italiani, continua Veneziani, incluse le "Classi dirigenti" sono demotivati, non hanno più una molla che li spinge e la politica è quella che ne fa più le spese. Le motivazioni possono essere pubbliche, in larga parte ideali che muovono leader, elite e popoli, motivazioni di ordine religioso, morale, storico, etico o politico che sono alla base di una civiltà. Se le motivazioni pubbliche si intrecciano con quelle personali possiamo avere due effetti contraddittori: se il movente personale risiede nell'ambizione di distinguersi, dal desiderio di veder riconosciuti i propri meriti per una buona gloria o reputazione allora possiamo avere un argine alla corruzione individuale ma se la motivazione non esclude la corruzione come mezzo al suo servizio, ovvero si usa la corruzione per conseguire il disegno politico e di conseguenza il vantaggio individuale il mezzo sostituisce il fine il tessuto civile degenera. Crescita della corruzione significa declino della meritocrazia. Le capacità non vengono riconosciute, i meriti non contano nulla, la memoria collettiva è labile e dimentica le differenze fra bene e male, fra meriti e demeriti, fra il decoro e l'indecenza. L'onorabilità decade al rango d'immagine e così la dignità degrada a pura apparenza e simulazione fino a trarre profitto dalla rovina badando solo a vantaggi personali. Ed è proprio questa atmosfera che vive oggi la nostra classe dirigente che in mancanza di gloria e competenza cerca solo il denaro, in mancanza di stima cerca solo vantaggio, in mancanza di convinzione solo il perseguire convenienza. Un esempio ultimo della inutilità di una classe dirigente che sta facendo grossi danni? Quella UE! Siamo governati da 27 leader, da una Commissione, da un Parlamento che da 20 anni blaterano di clima illudendo intere generazioni di giovani, in primis Greta Thumberg, che cambieranno il mondo rendendolo CO2 free entro il 2050. E se si chiede alla Von der Leyen o ai Ceo delle macro-aziende energetiche europee se avessero in mente un piano B dopo aver bloccate le forniture del gas russo, la risposta unanime è stata "No". Ma come osserva Riccardo Ruggieri, si sono dimenticati di tutti quei popoli che campano vendendo gas (Russia e altri) o petrolio (il miliardo di musulmani). Questi popoli saranno costretti ad una strategia obbligata quella di diminuire le forniture alzando i prezzi per far fallire un'operazione che li renderebbe poveri e nel contempo armarsi con la relativa minaccia in caso di disperazione. Anche gli altri due attori importanti come Cina e India hanno una strategia obbligata: consumare i loro combustibili fossili fino a quando non avranno raggiunto il livello di ricchezza dell'Occidente, i popoli non permetteranno loro nessuna furbata. Così dopo il lockdown, causa gestione inetta del virus, ci saranno i blackout energetici, causa gestione inetta della transizione ambientale. Si perché di nucleare "pulito" di 4° generazione non se ne parla prima del 2040, ma già la UE si è piegata, dopo una timida apertura, al "niet" dei verdi germanici, mentre la Francia con le sue centrali vende energia sia a loro che a noi, e le energie alternative tipo eolico o fotovoltaico oltre a non essere mai in grado di sostituire la nostra necessità energetica, peccano di mancanza di risorse come i metalli rari per la costruzione degli accumulatori. In merito ai metalli rari come litio, cobalto, nichel, grafite, palladio tanto necessari per le batterie, nessuna classe dirigente si era accorta che servissero anche per i microchip dei nostri computer-device così abbiamo lasciato la Cina libera di colonizzare e sfruttare il territorio africano alla ricerca di questi elementi naturali, che per la loro estrazione necessitano di tanta acqua, manodopera a baso costo ed energia fossile, ed ora dovremo combatterla per il suo alto tasso di inquinamento fossile ma dipendiamo dal suo mercato di terre rare. Tanto che già si tocca con mano il disastro raggiunto. Auto nuove non si riescono a produrre per mancanza di chip necessari alle schede elettroniche tanto che le auto usate decenti costano lo stesso prezzo delle auto nuove, vendute addirittura senza display al volante! Altro clamoroso fallimento della classe dirigente, soprattutto politica. Oggi lamentano la mancanza di medici, data la crisi pandemica. Un problema questo molto ben in vista anche nei tempi addietro. Ma come si fa a non capire che il turn-over è un fenomeno naturale, che preparare un medico specialista alle prime armi ci vogliono almeno 10 anni di università, che il "numero chiuso" di accesso universitario alle facoltà mediche andava tolto già da tempo e che nello scorso decennio ben 10.000 medici italiani sono emigrati in altri lidi per una migliore retribuzione e considerazione? Bella la vignetta di Snoopy "Siamo all'Italia disse la frutta!" Il nostro attuale modello politico, economico, culturale, il Ceo capitalism funziona così, crea sicure povertà e imbarazzanti disuguaglianze. Politica e stampa a lei devota considera colpevole di entrambi i fenomeni il virus di Wuhan e le sue varianti: incredibile ed imbarazzante ma specchio fedele della completa inettitudine delle nostre classi dirigenti. Antonio Galdo, sulla classe dirigente ha scritto diversi libri tra cui quello apparso col "Sole 24 ore" "Gli sbandati. La nuova classe dirigente e le scuole del potere". Ed è "tranchant" "Siamo arrivati al punto più basso della qualità dei ceti dirigenti, non solo politici, dei quali percepiamo tutta la fragilità parolaia...dopo la Seconda guerra mondiale stavamo decisamente peggio. Eppure siamo riusciti ad inventare una classe dirigente straordinaria, dotata di un grande amore per la patria e di un alto livello di onestà personale". Non abbiamo avuto la grande formazione formativa della militanza militare tedesca, né qualcosa di simile alla "ENA" (Ecole Nationale d'Aministration) francese. La nostra ENA sono stati i partiti, i sindacati, l'IRI, i Centri Studi di Aziende e Banche. Qui si sono formati in un clima di grande pluralismo culturale ed economico con l'unico metodo fondato sulla competizione e sul privilegio castale, donne e uomini che poi hanno guidato il vitalismo di una società in grado di conquistare il traguardo del benessere in pochi anni. Scuole di potere che non torneranno con le stesse sembianze di allora ma non possiamo cedere all'idea di sfornare "ceti dirigenti" attraverso "anomali serbatoti formativi": partiti "ad personam", società di consulenza, il micidiale "combinato-disposto" di talk-show televisivi e social network. Di qui non potrà che venire fuori una classe dirigente "liquida" incapace di una visione di lungo periodo in preda solo ad un'affannosa rincorsa al presente. Le scuole del potere di domani dovranno risorgere dalla ricostruzione di quelle di ieri! In politica, il primo luogo dove si forma una classe dirigente è il partito a condizione che abbia anima e programma e non solo gruppi di potere spesso in antitesi fra loro ed impegnati in una perenne campagna elettorale. In un partito moderno Internet avrà ancora un ruolo centrale specie per la propaganda e la comunicazione ma non dovrà sovrastare i tre cerchi concentrici di una forza politica: 1) l' "Organizzazione" snella al centro e ben articolata sul territorio; 2) i "Rappresentanti", eletti negli enti locali e messi nella condizioni di crescere nella dimensione nazionale; 3) i "Pensatoi" sul modello delle Fondazioni tedesche: luoghi dove si aggiorna il programma e si seleziona la classe dirigente, come avviene da sempre in Germania dove i partiti non hanno perso mai la loro vitalità e la loro funzione di corpi intermedi fra lo Stato e la Società. Anche in Economia il futuro si basa sulla ricostruzione del passato. Allevare buoni gruppi dirigenti è un interesse vitale delle aziende che hanno bisogno di stabilità e competenze e non solo di persone che sanno leggere un bilancio e fare pulizie. Certo scuola e università sono essenziali anche come scuole di potere economico e finanziario attraverso una formazione più estesa a gruppi sociali meno privilegiati, ma gli imprenditori, quando le dimensioni delle Aziende lo consentono, devono sentire la responsabilità di crescere anche dall'interno i loro dirigenti e riattivare i famosi "Centri Studi" che con un miope taglio dei costi sono stati eliminati, ma questi più che costi sono investimenti! Ma come chiosa Galdo prima delle nuove scuole di potere "servirà riscoprire il senso di tre parole" che hanno dato sempre spessore all'esercizio del comando: 1) la "Passione" ossia l'idea che servire lo Stato anche per un breve periodo di vita non può essere solo una scalata verso il potere ma è innanzitutto un onore con l'ambizione di lasciare un segno ai posteri; 2) la "Responsabilità" nei piani alti dei gruppi sociali bisogna riavvertire la necessità di svolgere un ruolo, di non essere solo spettatore passivo della vita pubblica altrimenti ci si autocondanna ad un'endemica fragilità; 3) la "Generosità" quando pensiamo ad esempio a quanto guadagna un sindaco e a quanto rischia nel suo mandato e facciamo il confronto con un qualsiasi ruolo di top manager in un'azienda, abbiamo solo la conferma di che cosa significa concretamente il disinteresse nell'esercizio di un ruolo pubblico. Parole queste del tutto scomparse nella selezione delle classi dirigenti. Sarà il web a formare e selezionare la classe dirigente dei 5 stelle: selezione dal basso; partiti destinati a scomparire; "democrazia rappresentativa", per delega perderà significato e sostituita da una "democrazia diretta" in forma digitale. La vera novità è la velocità di passaggio da una vita da precari a un posto nelle istituzioni senza tappe intermedie nei luoghi deputati alla formazione: un partito liquido genera una classe dirigente altrettanto "liquida"! Analoga origine, quella del "partito istantaneo", Forza Italia, messo su da Marcello dell'Utri su indicazione di Berlusconi nelle elezioni del 1993 cooptando funzionari di Publitalia "finora avete accolto pubblicità, da oggi dovete raccogliere voti, ma il meccanismo sarà molto simile". E diventerà al prima forza politica del Paese ma rispetto ai partiti tradizionali ci sono due differenze di fondo. Il capo è uno solo con i suoi interessi personali che non sempre coincidono con l'interesse pubblico e l'unica strada per fare carriera è la "cooptazione"; la seconda differenza è che i contenuti che la classe dirigente deve esprimere diventano "secondari": le competenze non sono necessarie, contano la fedeltà al capo, capacità di fare marketing, di essere sintonizzati con l'opinione pubblica, diventano essenziali televisione e sondaggi con i talkshow che diventano i luoghi privilegiati della selezione delle classi dirigenti. Ma quali erano le istituzioni che nel dopoguerra erano i luoghi prediletti alla formazione delle classi dirigenti? Innanzitutto l'Università cattolica "partire da un approccio organico del sapere, ispirato ai principi della compatibilità tra fede e ragione e diffuso attraverso un'istituzione libera, con un pensiero robusto e non condizionato dal peso dell'opinione pubblica". Il Centro Studi e della scuola di formazione della Cisl, la palestra della classe dirigente sindacale di matrice cattolica. Ricorda D'Antoni "Nella Cisl chiunque voleva avere un ruolo da dirigente doveva passare per la scuola di Firenze". Qui scompariva la figura del sindacalista "agitatore" e nasceva un dirigente sindacale professionista attrezzato sul piano politico e culturale ove il "sapere" era considerato il primo strumento nelle mani di un leader. Diceva Antonio Gramsci "senza gli studi non si poteva fare politica". Dopo la "Liberazione" Umberto Terracini come presidente dell'Assemblea Costituente conservò l'idea di formare funzionari e dirigenti del partito, il Pci, ed aprire una sezione ovunque ci fosse un campanile per sfidare le organizzazioni cattoliche e Palmiro Togliatti fece nascere a Frattocchie, una frazione del Comune di Marino, la "Scuola di Formazione del Partito". Non bastavano solo i soldi di Mosca ci voleva anche lo "spirito della diversità": la personalità del futuro dirigente politico veniva scavata con spietatezza mettendo subito da parte individualismo, opportunismo, egoismo, indifferenza. Fra le materie di insegnamento, oltre la dottrina di fondo marxista-leninista c'erano anche testi volti ad approfondire le teorie del "nemico" liberale o cattolico che fosse come Keynes, Weber, la rivista "Civiltà Cattolica" dei gesuiti. Ma dove è iniziato il declino di questa calasse dirigente? Alfredo Reichlin, dirigente di raffinata intelligenza di alcune generazioni di comunisti e post-comunisti afferma che in un mondo nel quale governano i mercati, amministrano i tecnici e i fantasmi dei dirigenti politici vanno in televisione la metamorfosi è devastante "siamo diventati un partito di capi e capetti, tutti alimentati da ambizioni personali e la formazione di queste classi dirigenti è fatta di scontri "ad personam" senza alcun disegno più generale, senza un orizzonte che possa giustificare l'esistenza di un partito...siamo la palestra dove quotidianamente capi e capetti regolano i conti lasciando fuori dalla porta generazioni di giovani che si tengono a distanza di sicurezza dalla politica...gli intellettuali e i sindacalisti che un tempo erano i principali alleati della società adesso si sono specializzati nel fuoco di artiglieria verso il quartier generale. In queste condizioni una nuova classe dirigente può venir fuori solo per miracolo." Un partito senza una missione è andato sempre più distaccandosi dai ceti popolari che la sinistra italiana ha rappresentato per decenni, quella parte della società che si è sentita tradita e abbandonata, trasformandosi nel "partito dell'establishment" con i fattucchieri in prima linea capaci di andare continuamente al potere con alchimie di palazzo e non attraverso il voto, immerso nella nomenklatura, tanto da essere il luogo privilegiato di una consuetudine delle "sliding door" (porte girevoli) che nessuna altra forza politica in Italia può usare con altrettanta disinvoltura. Così che ad esempio Maurizio Martina ex segretario nazionale del Pd diventato vice direttore generale della Fao; Marco Minniti ex ministro degli Interni diventato presidente della Fondazione Med-Or che fa capo al Gruppo Leonardo; Pier Carlo Padoan, già ministro dell'Economia, presidente del Gruppo Unicredit. Altra caratteristica di questo partito diventato "di potere" è quello di muoversi dentro le istituzioni secondo la "logica della tribù". Quando un esponente del Pd diventa ministro, sottosegretario o presidente le prime nomine che firma riguardano il suo staff, basta vedere cosa sta facendo Roberto Gualtieri a Roma con nuove, rapide e dispendiose acquisizioni per il suo staff. Nella ferma convinzione che la "conquista del potere politico passa attraverso quella del potere culturale" Togliatti riuscirà a mettere il cappello sull'Einaudi trasformandolo nell' "editore rosso" per eccellenza. Di qui Università, case editrici, giornali, istituzioni accademiche, cinema, teatri, arti visive, ricerca: ovunque, continua Galdo, il Pci è riuscito ad occupare posti di comando, a creare vere e proprie consorterie intellettuali, favorite dalla miopia della Democrazia Cristiana dedita a dominare le elezioni come baricentro politico del sistema e a rappresentare interi blocchi sociali, lasciando però scoperto il fronte degli intellettuali che li avrà tutti contro con il crollo della "prima Repubblica" mentre a destra fra liberali eclissati e minoranze post fasciste la cultura non aveva più neanche il diritto di cittadinanza. L'unico leader democristiano che aveva capito la gravità di questo nervo scoperto e di come avrebbe inciso sugli equilibri di potere fu Aldo Moro che alla fine degli anni '60 denunciò "l'egemonia culturale della sinistra. (Continua)