RIFLESSIONI (n°6) STATO E DEMOCRAZIA

24.12.2020

Vorrei partire da alcune riflessioni di Emilio Gentile, storico di fama internazionale e professore emerito all'Università "La Sapienza" di Roma espresse nel suo libro di qualche anno fa "In democrazia il popolo è sempre sovrano: falso!". Osserva quello che avviene oggi nel mondo, dove quasi tutti i governanti si proclamano democratici, dove quasi tutte le Costituzioni dichiarano che il popolo è la fonte del potere, ma vuole verificare se ai proclami seguono i fatti. E alla verifica si è accorto che oggi sta avvenendo una mutazione della democrazia da "rappresentativa" a "recitativa". Fra una scena e l'altra delle elezioni, sul palco degli Stati democratici prevalgono le oligarchie di governo e di partito, la corruzione della classe politica, la demagogia dei capi, l'apatia dei cittadini, la manipolazione dell'opinione pubblica, la degradazione della cultura politica ad annunci pubblicitari alla luce del sole, i famosi "tweet" di "pancia" rivolte solo all'immanente e molto di scena che hanno sostituito le "tribune politiche" di mezzo secolo fa, espressioni di riflessioni ideologiche e di pensieri anche complessi.E la domanda che si pone: e se nelle democrazie attuali questi fossero tratti non contingenti ma congeniti? Perché la democrazia non è incisa nel destinoumano come un codice genetico, nessuna popolazione ha la democrazia nel suo DNA. E se la democrazia è il potere del popolo sovrano ed il popolo sovrano non ha più potere, la democrazia cessa di esistere e diventa altra cosa da quella che è stata finora come altra cosa diventa il popolo sovrano.Le Nazioni Unite sono la massima organizzazione internazionale fondata a San Francisco nel giugno del 1945 subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale. I governi firmatari si impegnavano ad "una lotta comune contro forze selvagge e brutali che mirano a soggiogare il mondo...la completa vittoria sui loro nemici è indispensabile alla difesa della vita, dell'indipendenza, della libertà civile e religiosa e alla salvaguardia dei diritti dell'uomo e della giustizia nei propri come negli altri Paesi". Nel 1945 gli Stati membri era 51 e nel corso dei successivi sette decenni, con la nascita di nuovi Stati sorti dopo la fine degli imperi coloniali, dei regimi comunisti in Europa orientale il loro numero è continuamente aumentato ed oggi sono 193 che fanno parte dell'ONU la cui Carta inizia con una solenne affermazione della volontà popolare ma non viene citata la parola "democrazia" perché come nella Costituzione degli Stati Uniti diffidavano molto della democrazia come governo della maggioranza del popolo. La lotta per la democrazia iniziò nel XVIII° secolo, quando sui popoli sudditi dominavano incontrastati la sacralità regale voluta da Dio e garantita dalla Chiesa, l'assolutismo monarchico, i privilegi ereditari e l'immutabile gerarchia degli ordini mentre la maggioranza della gente comune era obbligata solo all'obbedienza, al lavoro e al pagamento dei tributi per mantenere gli ordini privilegiati ed il monarca. Non fu semplice perché nel 1815 i sovrani spodestati dalla Rivoluzione francese riaffermarono la sovranità conferita loro da Dio nel "Patto della Santa Alleanza" (Russia, Austria e Prussia) a difesa del loro potere contro la democrazia. La nuova Carta delle Nazioni Unite dimostra il radicale cambiamento con la traslazione della sovranità dai re consacrati da Dio ai popoli divenuti padroni del proprio destino e testimonia il successo più significativo conseguito dalla democrazia.Ma non è tutt'oro quel che luce e gli Stati che fanno parte dell'ONU riconoscono tutti la sovranità popolare come loro fondamento? Tranne le monarchie assolute che ancora dominano nei Paesi arabi tutti gli altri Stati hanno Costituzioni che affermano la sovranità popolare. Però ciascuno a modo suo. Perché se in Europa sono scomparsi i totalitarismi comunisti non lo sono ad esempio in Asia o in America latina. La Costituzione Cinese adottata nel 1982 afferma che la RPC è "uno Stato socialista di dittatura democratica popolare (ossimoro), guidata dalla classe operaia" analogamente si comporta la Corea del Nord, il Vietnam, la Cambogia, Cuba. In Giappone l'Imperatore "è il simbolo dello Stato e dell'unità del popolo; egli deriva le sue funzioni dalla volontà del popolo, in cui risiede il potere sovrano". Tra gli Stati islamicivi sono repubbliche con una democrazia rappresentativa come la Turchia (con qualche dubbio oggi sotto il sultano Erdogan per la scomparsa della laicità dello Stato voluta da Kemal Ataturk) e la Tunisia, monarchie assolute come l'Arabia saudita e i Sultanati del Golfo Persico e monarchie costituzionali come il Marocco e la Giordania. Vi è poi la Repubblica islamica dell'Iran dell'ayatollah Khomeini che rappresenta una forma di Repubblica teocratica a base popolare. Ed in pratica non ci sarebbe nessun al mondo che si definirebbe "antidemocratico" comeil proliferare di movimenti"populisti" che proclamano di rappresentare il popolo sovrano come unica fonte del potere negli Stati esistenti.Ad oggi comunque possiamo dire secondo il "democratometro" della "Freedom House" che 106 Paesi possono essere considerati "liberi", 67 "parzialmente liberi" per ostacoli ai diritti umani, corruzione e restrizioni di libertà, e 48 "non liberi" per la mancanza di istituzioni democratiche e continua violazione dei diritti umani. Se poi consideriamo che nel 2015 è stato nominato all'ONU come membro del Consiglio per i diritti umani l'ambasciatore dell'Arabia saudita, una monarchia assoluta che detiene il primato della violazione dei diritti umani ignorando del tutto i diritti civili e le libertà politiche capiamo bene quanta ipocrisia alberghi negli Stati che ne fanno parte e quanto poco abbia fatto questa organizzazione internazionale nel porre un freno ai conflitti e alle guerre fra gli Stati ove la democrazia non è poi in così buona salute.E dal 2010 che numerosi istituti di ricerca e media parlano di una "recessione della democrazia", "democrazia sotto stress", "democrazia in ritirata", "democrazia nel limbo", "La democrazia nell'era dell'ansia", "Cosa è andato storto alla democrazia". Ma cosa ha causato il passaggio della democrazia dal trionfo alla ritirata soprattutto negli Stati socialmente più avanzati?Pregevole l'analisi del sociologo israeliano Noah Eisenstadt quando parla del "paradosso della democrazia" riferendosi a quelle "rappresentative" che neppure in presenza di condizioni favorevoli di funzionamento si assicura la loro persistenza per la continua trasformazione della società e delle situazioni politiche che ne indeboliscono la legittimazione e l'efficienza. E ciò per effetto di "processi interni" alle democrazie stesse, come il rafforzamento del potere esecutivo, la burocratizzazione di tutte le aree della vita sia sociale che politica, la "sovra-concentrazione" del potere nella produzione, nella diffusione nell'accesso all'informazione, la crescente professionalizzazione tecnica delle conoscenze relative al processo politico e la tendenza dei leader a considerare i più vasti settori della società incapaci di comprendere una tale mole di informazioni.Consegue una diffusa apatia politica e una minore partecipazione del popolo (l' "astensionismo" sempre più corposo) con i media che non fanno che aggravare questa tendenza. La sfiducia si avverte anche sulla selezione dei leader che potrebbero poi abusare dei privilegi garantiti a esempio non seguendo gli esiti elettorali, magari modificarli, non rispettando le garanzie di libertà e legalità, dando luogo a quelle democrazie che potremmo definire "illiberali" come già avvenuto in Paesi dell'America latina (Venezuela), dell'Europa orientale, dell'Asia (Iran e Turchia) o dell'Africa.Al "deconsolidamento" della democrazia aggiunge il sociologo avrebbero contribuito fattori internazionali come la "globalizzazione" economica e culturale, accompagnata da nuovi antagonismi culturali, etnici, nazionalisti e religiosi che avrebbero messo in crisi lo Stato-nazione.Nel 2000 il politolo inglese Colin Crouch parlava già di "Post-democrazia"esprimendo un giudizio quasi brutale sulla reale consistenza della democrazia. Affermava "Anche se le elezioni, come attività politica prevalente per la massa, continuassero a svolgersi e a condizionare i governi, il dibattito elettorale è uno spettacolo saldamente controllato, condotto da gruppi rivali di professionisti esperti nelle tecniche della persuasione e si esercita su un numero ristretto di questioni selezionate da questi gruppi, mentre la massa dei cittadini svolge un ruolo passivo ed acquiescente, persino apatico. La politica viene decisa in privato dall'interazione fra governi eletti e le èlite che rappresentano quasi esclusivamente interessi economici. A spingere verso la post-democrazia è il dilagare della corruzione come aspetto diffusissimo della vita politica, con i partiti di sinistra che non erano assolutamente immuni dal fenomeno che i loro movimenti avrebbero dovuto stigmatizzare". Altro fattore destabilizzante la democrazia, continua il politologo è il "degrado della comunicazione politica di massa" a causa della crescente "personalizzazione" della politica elettorale basata esclusivamente sulle presunte qualità carismatiche del leader di partito. Quante volte abbiamo sentito i politici che per appoggiare le loro scelte non avvertono alcuna necessità di chiarirne i motivi limitandosi all' "Io ci metto la faccia". "Bucare lo schermo" con spot e atteggiamenti convincenti che prendono sempre più il posto del dibattito sulle questioni e gli interessi in conflitto con conseguente decadenza della discussione politica seria e a scapito di un'etica del servizio pubblico. Questa è "l'entropia della democrazia" conclude Crouch: più soldi hai da investire, più donazioni avrai dalle lobby economiche (in Italia lo scandalo dei rimborsi ai partiti), più consenso avrai sia per eleggere un tuo candidato o semplicemente te stesso.Questa è la "democrazia recitativa" di Gentile che desovranizza il popolo.Il "Noi popolo" ad inizio di ogni Carta costituzionale dello Stato di diritto sostituito dal "Noi governanti"! Finita l'era quando le democrazie prevalsero contro i totalitarismi perché i loro governanti del stazza di un Churchill o di un Rooseveltseppero incitare il popolo sovrano, dal quale derivavano la loro autorità e il loro potere, a combattere fino alla vittoria. Ad analoghe conclusioni giunge il nostro Sergio Romano nel suo pamphlet "Morire di democrazia tra derive autoritarie e populismo" ed aggiunge che "Il discredito della politica, che non è più in grado di mantenere le promesse e le premesse, ha prodotto un'invasiva presenza della Magistratura nella vita pubblica, erodendo le paratie, sia pur imperfette, che separavano il potere giudiziario da quello legislativo ed esecutivo. E si chiede: oggi le democrazie rappresentative riusciranno a resistere e a non cedere alle derive autoritarie o populiste come accaduto alla vigilia della Grande Guerra?".E lo Stato? Lo Stato è quella istituzione che dovrebbe consentire con le sue leggi di promuovere il benessere dei cittadini. Ed invece? E' divenuto un'idrovora, una specie di dea Kalì, che tutto amministra nell'unico scopo di promuovere il benessere di chi governa non dei governati. Stella e Rizzo, due giornalisti d'inchiesta qualche tempo fa hanno scritto un libro, "La casta" che elenca i numerosi privilegi di cui godono i nostri reggenti che sembrano appartenere ad una classe elevata sempre più avulsa e distante dalle necessità della vita reale del comune cittadino. A questa un giornalista dell' "L'Espresso" Stefano Liviadotti ha aggiunto "L'altra casta" una inchiesta sul "Sindacato" che si è permesso di indire uno sciopero il 9 Dicembre prossimo per difendere i più protetti dal crollo economico da pandemia ossia i dipendenti pubblici che d'altronde rappresentano la maggioranza dei loro tesserati mentre gli autonomi sono al collasso, e "L'Ultra-casta" ossia quella dei magistrati con giudici e pubblici ministeri che rappresentano la madre di tutte le caste. Uno Stato nello Stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base ad ferrea logica lottizzatoria riuscendo a dettare l'agenda alla politica. Un formidabile apparto di potereche, sventolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo dell'indipendenza e facendo leva sull'immagine di tanti magistrati-eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi: scandalosi meccanismi di carriera con la farsa degli esami di promozione superati dal 99% dei candidati, stipendi fino all'ultimo centesimo, lavorano circa 4,2 ore al giorno ma quando arrivano al vertice della carriera guadagnano quasi il quintuplo degli italiani normali. Per non parlare dei ricchi incarichi extragiudiziari, la scala mobile su misura, i benefit dei consiglieri del Csm, del tutto simili al personale dei Ministeri.Ma lo scandalo più eloquente che investe questa classe di "elevati" l'ha descritto senza mezzi termini e con dovizia di particolari il giornalista Stefano Zurlonel suo "Il libro nero della magistratura" ove racconta storie che fanno impallidire pure il caso Palamara: dal giudice che "molesta e assilla" la collega pm, quello che copia le sentenze, fino al collega che assegna centinaia di incarichi all'amico professionista con cui condivide la frequentazione di un club di prostitute o al giudice di Corte di Appello che fotografava le nipoti minorenni e diffondeva in rete le foto pedopornografiche. Ma l'Ultra-casta si protegge e a questi colleghi inquisiti arriva solo una tirata d'orecchi restando al loro lavoro. Caso emblematico il Csm che assolve il giudice sorpreso con una minorenne nel bagno di un cinema. Secondo la sentenza, costata allo Stato 70 miliardi di lire, era innocente perché tre anni prima aveva battuto la testa.Da non credere! Reati commessi dai magistrati e "perdonati" dal Csm. Ma quale "legge vale per tutti"? L'abbiamo visto col referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, punibili solo per "dolo", mentre per i medici è sufficiente la "colpa".Altra etnia!Questo il "terzo potere" dello Stato che per i primi due già fa acqua da tutte le parti. Basta vedere il conflitto di poteri fra Stato e Regioni, di come lo Stato difende i suoi confini e i suoi pregevoli prodotti culturali ed alimentari con una Cina ed una UE sempre a combattere le nostre qualità e a minarne l'esclusiva. Il caso proprio di ricordare quanto Dante scriveva circa 7 secoli fa nel suo Purgatorio "Ahi serva Italia di dolore ostello nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincia ma bordello". Sì, siamo diventati un "bordello" ove tutti fanno la fila per la "prestazione" peraltro naturale a quei tempi ora senza fare la fila siamo in preda ad una dolorosa "sodomia" che i normali cittadini subiscono senza potersi lamentare e muoversi, e qualche buontempone aggiungerebbe "per non fare il gioco del nemico".Zitti e chiusi in casa, incombe il contagio virale, ma non per tutti come gli immigrati che sono liberi di scorrazzare senza dpi, pianificare viaggi ed attentati terroristici, hanno diritto alla tutela giudiziaria se qualcuno si permette di rimpatriarli (pratica oggi divenuta impossibile: basta definirsi gay ed il gioco è fatto!).Nel contempo col drone si rincorrelo sportivo che da solo fa jogging lungo la spiaggiama non si controllano i centri di spaccio della droga nigeriani, cinesi, e via dicendo, anzi li si protegge ancoracon l'articolo 200 della manovra di Bilancio che recita "Abolizione dell'imposta sul "Money Transfer" cioè il trasferimento di denaro contante all'estero ossia il modo con cui le mafie cinese o nigeriana mandano a casa il denaro cash. Motivo? Perché tanto non riusciamo a far rispettare la norma! Cioè in soldoni, siccome questa imposta non si riesce a recuperarla, allora la togliamo! Incredibile, dovrebbero fare così tutti gli italiani che se non riescono a pagare l'imposta possono sperare nel vederla abolita.Lo stesso governo che punisce gli italiani se usano il "contante" per fare gli interessi delle banche con la moneta elettronica. Il cittadino italiano lo puoi aggredire e sbeffeggiare fino alla morte come accaduto al "Senzatetto" di Como, col suo sacco a pelosul marciapiede, multato di 400 euro per essersi allontanato dal proprio "domicilio" durante il lockdown. Stato democratico che noi mezzo secolo fa ritenevano solo afflitto dal difettuccio della "raccomandazione" più o meno nascosta, zeppo oggi di soprusi che farebbero inorridire chi la Costituzione come Calamandrei l'ha partecipata nella stesura.E le cose sono oggi cambiate e le ricette per modificare questa democrazia oramai decrepita non possono essere le stesse. Non l'ha compreso Trump e nemmeno Salvini che continua a elogiare e difendere la libera impresa, gli interessi nazionali secondo una ideologia d'antan. La vera posta in gioco, come osserva acutamente Paolo Becchi, che dovremo affrontare alla fine della pandemia è il "Capitalismo digitale". La pandemia ha solo accelerato i processi economici e politici propri della rivoluzione digitale: dalla didattica a distanza (Dad), allo spostamento del "consumo on-line", dallo "smart working" ad una socialità "in remoto" (Facebook, Instagram), dai governi "democratici" ai governi "post-democratici" che dall'emergenza passano alla "sorveglianza" sempre più capillare sui nostri corpi e sulle nostre azioni, sui nostri dati. I sostenitori i questi processi ci sono già ed hanno vita abbastanza facile perché abbiamo già consegnato il nostro futuro politico, culturale, economico, sociale, antropologico nelle mani dei grandi oligopolistatunitensi come Google, Amazon o Microsoft o cinesi come Huawei. E non ci sarà nessuna opposizione politica efficace finchè non si capirà che questo è il terreno del conflitto futuro. Finiremo colonizzati da lor signori se non cerchiamo di costruire una nostra "sovranità tecnologica europea" che cerchi di offrire alternativa valida e concorrenziale con quella americana o cinese perché è sul controllo dei dati, sulla proprietà dei software, sulle infrastrutture e modelli di consumo, sul ruolo della cultura e i rischi connessi alle nuove tecnologie che si gioca la partita decisiva. Figuriamoci se Trump che voleva penalizzare fiscalmente le big company digitali poteva vincere le elezioni quando queste hanno deciso di foraggiare l'avanzata dei democratici, ad iniziare da Kamala Harris, insieme alla gran parte dei media. A nulla sono valsi i progressi del trascurato ceto medio, il rilancio economico, una politica estera orientata più sul disarmo che sui conflitti. E se il nostro centrodestra con i suoi leader continueranno ad usare il latino come lingua, pur nella sua gloria, di sicuro, noi liberali, saremo destinati alla sconfitta come dimostra l'attuale invasione mercantile cinese dei nostri territori e delle nostre attività.Riusciremo ad affinare le armi?

Share
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia